RE PENSIERO TI ASPETTA

E’ una giornata triste e buia e
troppo silenziosa, con un cielo di nuvole basse e pesanti.
Il mondo è cupo, c’è un’aria che ha abolito il celeste, che trasuda
dai muri grigi e dallo stagno silenzioso; una nebbia misteriosa e
opprimente quasi impercettibile e tinta di piombo incombe.
I pensieri di Almede sono cupi e neri:
“Morirò devo morire in questa miserabile follia, ho paura del
futuro, non in sé, ma per i suoi effetti su di me.”
All’improvviso cala la sera e Almede attraverso la sua piccola
finestra spia la notte.
La notte tempestosa era paurosamente bella, una terribile bellezza
singolare e tragica.
Al di là della valle si poteva scorgere un palazzo bello e radioso
protetto da angeli buoni, quella era la dimora di re Pensiero.
Sul suo tetto sventolavano bandiere di tutti i colori e nell’aria si
spargeva un odore di amore che attraversava la valle felice.
La porta del palazzo risplendeva di perle e rubini che brillavano di
luce infinita.
Un drago dalla lingua d’oro era messo a guardia del palazzo.
Era in quella valle che cominciavano e finivano i limiti che
dividono la vita dalla morte.
Almede sognava di varcare quei limiti per lui vaghi e confusi.
La corda d’argento che pendeva dal suo albero non si era sciolta per
sempre e la coppa d’oro che gli aveva regalato il suo amico mago non
si era rotta, però ancora lui non sapeva bene come poter usare
questi elementi e varcare il limite.
Sempre affacciato alla sua finestra Almede trema e mentre pensa a
voce alta gli battono i denti, ma non per il freddo della notte…
della notte senza fine.
I suoi occhi sono febbricitanti, azzurri chiari con un velo sopra,
un velo di morte.
La corda d’argento lo aspetta, con quella potrebbe raggiungere il
palazzo di re Pensiero, la coppa d’oro lo aspetta, anche con quella
può raggiungere il palazzo di re Pensiero…
In questa notte tempestosa così bella forse è davvero la soluzione o
forse no…
“Pensaci bene Almede vi sono momenti in cui, anche agli occhi della
ragione il mondo può assomigliare all’inferno.
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